Andrea e la vita di provincia in Inghilterra (con lavoro a Londra)

Andrea Moro è un collega che lavora nel campo del web, più specificamente nel campo della SEO. Nel 2009 si è trasferito in Inghilterra con la sua famigliola composta da moglie e figlia, e lavora in una famosa web agency londinese, ma vive nella tranquilla provincia. Che magari offre di meno a livello di svaghi ma è sicuramente più economica e vivibile della Greater London, a mio avviso. Gli ho rivolto domande piuttosto sentimentali, più che chiedergli come e perché ha deciso di trasferirsi, anche perché l’ha già ben spiegato in altre interviste su portali famosi come:

http://www.italiansinfuga.com/2010/06/28/dallabruzzo-a-letchworth-inghilterra-grazie-a-internet/

http://nuke.mollotutto.com/?tabid=657

Ecco invece le domande che gli ho posto io:

Letchworth Garden City, la senti casa tua?

Sì. Anche se paradossalmente il fatto di lavorare a Londra mi permette di vivere la cittadina veramente poco. Esco da casa la mattina verso le 7:35 per prendere  il treno delle 7:47 (altrimenti se faccio tardi quello dopo) per ritornare a casa la sera intorno alle 7:00.

Ora che inizierò un nuovo lavoro, prevedo di tornare anche non prima delle 7:30 se non le 8 di sera.

Raramente si va a cena fuori perché’ la cittadina offre poco da questo punto di vista e non è che via sia questo gran tram-tram di eventi mondani. Normalmente nella periferia inglese i negozi chiudono alle 5 del pomeriggio. Eccezione unica i supermercati ma sai non è che ci si diverta più di tanto a fare la spesa … a meno non si inizia a fantasticare come successe a quel personaggio del libro di Italo Calvino di cui non mi ricordo il titolo. (NDR Marcovaldo al supermarket?)

Il fine settimana poi, secondo come girano le nuvole, si cerca di andare fuori, quindi direi che Letchworth per me è il posto dove dormo, ma difficilmente potrei consideralo “casa”. Se però per casa si considera il posto dove stanno le persone che ami … beh allora si, Letchworth è casa mia.

 Cosa ti lega ancora all’Italia?

Affetti. Ho tutta la famiglia che vive in Italia, sia da parte mia sia da parte di mia moglie. Se così non fosse magari considererei anche l’ipotesi di un lavoro in Australia o in America. Sai, dopo 4 anni in un paese straniero inizi a sentire voglia di voler cambiare aria.

Che sentimenti provi per la prima patria?

Rabbia… sgomento… frustrazione. Più passa il tempo e più vedo un popolo di rassegnati. Senza fare i conti della serva, diciamo che vedo un 50% di persone che sono contenti così come sono, un altro 30% che dice che vorrebbe cambiare ma poi non fa nulla, e un 20% di temerari che cerca in un modo o nell’altro di fare qualcosa, voglia esso essere espatriare oppure cercare di modificare il sistema.

Ho un profondo senso di frustrazione per chi è restato, perché’ ancora oggi vedo una classe politica che non è capace di fare nulla per il paese.

Giusto oggi facevo notare come il più recente progetto di legge proposto in Italia prevede l’arresto se si “contestano i politici nei dibattiti pubblici”, contro un provvedimento inglese che vede il governo impegnarsi nell’arresto di banchieri che senza scrupoli operano ai danni dei clienti. Viene da se che la lettera di “Aldo” di qualche giorno fa al corriere della sera non mi pare poi tanto un cattivo consiglio!

Genitori, parenti … come hanno preso il tuo espatrio?

Ovvio che all’inizio non è stata facile far capire loro lo sgomento e le preoccupazioni quotidiane, ma in fin dei conti io ero già andato via di casa molto presto, quindi si è trattato solo di aggiungere 2000km in più e un aereo al posto della macchina.

No, sul serio, i miei sono stati comprensivi. Hanno forse visto in lungo tanto quanto ho visto io e mi hanno dato la loro “benedizione”.

 Ti rompono le scatole per aiutarli a trovare lavoro?

Parenti e amici no, magari gli altri Italiani che vogliono scappare si. Ma non direi rompere le scatole, piuttosto cercano di capire come salvare quel poco che gli è rimasto. Lo facci volentieri, quando posso e quando ho tempo. Il che di questi tempi è molto raro.

Ed è proprio per questo che ho scritto una guida per trasferirsi in Inghilterra dove ho riassunto la mia esperienza iniziale aggiungendo tanti consigli pratici su come e cosa fare. La guida è al momento sotto revisione e conto quanto prima di uscire con una seconda edizione, molto più ricca di contenuti e con informazioni ovviamente aggiornate.

 Aneddoti di quando ti vengono a trovare?

Passo. Non riceviamo molte visite per fortuna o per sfortuna, quindi i nostri rapporti si limitano a quelli telefoni e con molti – data la distanza – si è anche archiviata la situazione visto che non c’è stata una volontà reciproca di mantenere vivi questi rapporti.

 Che cosa vedi nel tuo futuro?

Avercela la palla magica avrei cercato il biglietto della lotteria vincente. Mica per niente … ma giusto per riposarmi un pochino. Lo conosci il detto se devo morire preferisco morire in Ferrari che su una 500?? Beh, i soldi non fanno la felicità, ma sicuramente aiutano.

Scherzi a parte, un giorno magari mi vedrei seduto nel giardino di casa in Italia al bordo di una piscina che non ho, a lavorare come consulente per delle ditte inglesi, assicurandomi così due piccioni con una fava: il bel tempo e il buon cibo di casa, con un lavoro costante.

Anche se di questi tempi il bel clima anche in Italia sembra essere diventato qualcosa di utopico … ma va beh, si parlava di futuro no?

 

ps by the way, qualcuno interessato alla sua casa per vacanze self-catering in Abruzzo?

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Lauryn

webdesigner e grafica dal 2003, madre di una piccola nata nel 2012, felicemente sposata con un metal-informatico, sempre alla ricerca di belle cose. Profondamente delusa dall'Italia, cerco di crearmi un cantuccio felice, ma sogniamo Edimburgo come seconda casa ^_^

9 pensieri riguardo “Andrea e la vita di provincia in Inghilterra (con lavoro a Londra)

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