Da quando espatriare è diventato una moda?

Da un po’ di tempo a questa parte quando mi collego per leggere le notizie del Corriere.it noto sempre più spesso un trafiletto, una foto, un video che rimanda ad un’intervista ad uno dei tanti “cervelli in fuga”. Con ironia, spesso volta ad evidenziare le stranezze e le contraddizioni del nostro belpaese, viene mostrato come un bravo professionista o neolaureato che sia, che non trovava impiego in Italia magari anche da qualche anno, abbia invece trovato non solo lavoro, ma sia stato anche promosso nel paese estero nel quale si è trasferito.

Sono notizie che fanno sensazione sempre più in Italia, ed ecco fiorire la oramai abusata espressione “cervelli in fuga” che raggruppa tutte quelle professionalità che in Italia, causa crisi o le stranezze del nostro paese, non vengono evidenziate adeguatamente.

Negli anni ho conosciuto fior di persone che in Italia non trovavano uno straccio di lavoro nel proprio campo e che poter vivere sono dovute andare “fuori”. E con soddisfazione hanno tirato su famiglia, non senza difficoltà, perché ricordiamo che non esiste l’Eldorado, ma almeno sono riusciti a realizzare i propri sogni.

E il fioccare di gruppi su Facebook, di persone che vogliono trasferirsi e cercano consiglio, vogliamo parlarne? Ecco, qui invece si concentra di tutto, dai già citati “pappapronta” che credono che un gruppo Facebook sia un ufficio di collocamento che ti trova anche vitto e alloggio al costo desiderato, alle persone invece  che cercano conforto, consiglio e una parola buona del tipo: “coraggio, ce la puoi fare anche tu, puoi anche lasciare pizza e mandolino per costruirti qualcosa di più”.

Espatriare sembra diventato una moda, un: “non c’è lavoro, vado fuori a trovarlo”…e forse una percentuale di popolazione fa così effettivamente, ma poi ci sono le effettive esigenze di una fetta di popolazione che non riesce a smuovere mari e monti come vorrebbe perché l’economia è bloccata, le aziende non assumono, cercano consulenti in partita iva perché li pagano meno, e loro si fanno pagare meno perché se chiedono di più si vedono sbattere le porte in faccia…salvo poi vedersela con il fisco e con le bocche da sfamare a fine mese. E il trucco è che con la partita iva non ti sembra di essere povero subito, ma te ne rendi conto solo ogni 3 mesi o nei sei mesi in cui paghi lo Stato e l’Inps.

Dicono che il Jobs Act apporterà delle migliorie in tal senso, che le aziende assumeranno più facilmente. Ah sì? Con quali soldi? In che punto della legge è scritto questo passaggio?

Abbiamo deciso di dare altri 6 mesi a questo paese, poi basta. Io sono stanca già da un bel po’. Dover chiudere la partita iva è il più grosso fallimento che potessi affrontare dopo 10 anni di lavoro. Non è che non lavori ora, ma oltre un certo limite mi attacco, senza considerare che niente sto accantonando per la fantomatica pensione e che part time non ti assumono neanche a pagarli.

Allora espatriare è una moda? E’ quello che i giornali vogliono far passare, ma non è una scelta facile e spesso dovuta.

Lauryn

webdesigner e grafica dal 2003, madre di una piccola nata nel 2012, felicemente sposata con un metal-informatico, sempre alla ricerca di belle cose. Profondamente delusa dall'Italia, cerco di crearmi un cantuccio felice, ma sogniamo Edimburgo come seconda casa ^_^

6 pensieri riguardo “Da quando espatriare è diventato una moda?

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