Giulia, universitaria fra Scozia (Aberdeen) e Australia (Brisbane)

Giulia è una studentessa abroad, che studia cioè all’estero. E’ già stata intervistata in merito al sistema universitario, in questo sito. Pertanto non andremo troppo a fondo alla questione, ma qualche domanda ce l’ho sulla punta della lingua. Ecco di seguito l’intervista!!

Ciao Giulia, pensi davvero che con il sistema italiano non saresti potuta arrivare ad acquisire le conoscenze che hai ora?

Di sicuro non avrei avuto molte delle opportunità che ho avuto ora, come quella di venire a lavorare in Australia. I sistemi anglosassoni sono molto più pratici e questo in realtà serve molto a capire quando si entra nel mondo del lavoro. Sin dai primi anni di università gli studenti sono abituati a lavorare a progetti di gruppo i cui metto a frutto le conoscenze apprese a lezione. Non serve a nulla studiare tomi da mille pagine su i più svariati argomenti se poi non si sa come sfruttare concretamente quelle conoscenze una volta approdati al mondo sul mondo del lavoro. C’è da dire che l’istruzione universitaria è molto specifica e limitata alla materia che si sceglie di studiare. Mi spiego meglio: in Italia ci si dilunga a studiare corsi non direttamente inerenti al proprio corso di laurea, in UK o anche in altri paesi anglosassoni se scegliete di studiare legge, ogni esame sarà di legge, non di introduzione a macroeconomia o quant’altro, magari conoscenze utili, ma poco pertinenti al corso di studi. Poi un altro aspetto che mi piace molto sottolineare è che ogni rappresentate accademico si fa in quattro per aiutare gli studenti, c’è molta più disponibilità a insegnare e amore per la propria professione, non come in Italia dove spesso i professori snobbano gli studenti o le loro domande considerate troppo banali.

Senti di poterti realizzare nel tuo campo dove ti trovi ora o ti muoverai altrove?

Qui in Australia di opportunità nel campo dell’ingegneria (cioè il mio) ce ne sono tantissime, ma per ora penso di fermarmi ancora un po’ in Scozia, semplicemente perché manca poco alla laurea e perché da lì vorrei poi muovermi nel campo dell’oil and gas. Poi in realtà non disdegnerei neanche di tornare in Italia un giorno, non perché mi manchi casa, ma perché il mercato del lavoro è un po’ diverso. Ad esempio in UK è piuttosto difficile trovare lavoro appena usciti dall’università, senza esperienza (il cosiddetto entry level). E’ per questo che sto cercando di fare più esperienza possibile adesso, mentre mi sto per laureare. Poi mi piacerebbe anche mettere a frutto le mie esperienze all’estero in territorio italiano. In realtà credo che ognuno possa realizzarsi in qualsiasi campo e in qualsiasi luogo, ci vuole solo tanta forza di volontà e un pizzico di fortuna.
 

Immagino che l’esperienza di studio all’estero abbia coinciso anche con la tua prima esperienza fuori casa da sola, come è stato per te, ti sei subito ambientata in Scozia?

In realtà già prima dell’università avevo fatto esperienze da exchange student negli Stati Uniti e in Inghilterra da sola, quindi ambientarmi non è mai stato un problema. L’anno scorso poi ho avuto la fortuna di lavorare per Disney World in Florida, ed è stata davvero una esperienza bellissima, dove ho conosciuto gente da tutto il mondo con cui ancora oggi sono in contatto. Ma tornando alla Scozia…certo c’è da dire che di primo acchito la Scozia risulta fredda ed inospitale, ma dopo un paio di settimane e una giacca termica ci si abitua a tutto. D’inverno è molto buio, ma d’estate ci sono anche molte più ore di luce. Ci sono i pro e i contro come ogni paese alla fine. Ci vuole tanto spirito di adattamento, sia per ambientarsi in un altro paese con altre abitudini sia, ad esempio, per condividere un appartamento con 6 altri studenti provenienti da tutte le parti del mondo e con diverse abitudini.
 

Quali pro e contro potresti raccontarci del popolo scozzese e di quello australiano, e che difficoltà hai incontrato nei due paesi per potervi accedere come studente?

La burocrazia per gli studenti in entrambi i paesi è quasi inesistente. Io ho fatto tutto su Internet prima di approdare nei rispettivi paesi. Un piccolo aneddoto su questo: in Italia, per ritirare i miei voti degli esami di maturità inclusi i singoli voti delle singole prove ho dovuto pagare due marche da bollo e la traduzione da un notaio, per qualsiasi attestato in Scozia faccio tutto sul portale della mia università e mi viene recapitato a casa. I funzionari sono mediamente più gentili e disponibili degli impiegati che ho trovato in Italia.
Sarà banale, ma l’alcool purtroppo fa parte della loro cultura, con tutte le conseguenza annesse.Gli scozzesi trovo siano un popolo piuttosto chiuso, che richiede tempo per essere capito. Ovviamente questo varia da persona a persona e soprattutto dalla propria cerchia di conoscenze. Trovo che lo scozzese della classe media, che non ha viaggiato molto magari, abbia difficoltà a interessarsi e a intraprendere rapporti con persone provenienti da un altro paese. Ma questa è soltanto una mia opinione. Purtroppo c’è da sottolineare che gli scozzesi hanno un accento davvero difficile da capire, anche per i loro vicini inglesi, quindi non è frustrante solo per noi italiani non capirli!

L’Australia è un paese che adoro, tutte le persone sono gentili e cordiali, ma non superficiali come mi è capitato di trovare in altri paesi, si interessano davvero a te. Si saluta e ringrazia l’autista del bus quando si sale e scende, la gente si saluta per strada nel quartiere dove abito e c’è un clima di buona educazione che raramente ho trovato altrove, se non in Canada.
Il mio manager ad esempio, sapendo che sono qui da sola, mi ha autorizzato a contattarlo per qualsiasi problema dovessi avere. Quando il mio telefono all’aeroporto non funzionava e non riuscivo a contattare la persona che sarebbe dovuta venirmi ad accogliermi, una signora mi ha fatto usare il suo telefono, senza batter ciglio. Qualcosa di impensabile in Italia.

 Le persone sono molto rilassate,  “laidback” come si dice qui o “easy going” e hanno un’attitudine sempre molto positiva. Purtroppo io ho avuto modo di vedere solo una parte dell’Australia, quella del lavoro professionale di un certo livello. Non farò esperienze di raccogliere frutta nelle farm come molti connazionali e quindi non ho modo di parlare di quel tipo di Australia, o di essere discriminata per il fatto di non parlare abbastanza inglese, perché sono quasi bilingue.
 

Hai qualche aneddoto da raccontarci?

Una mia amica Australiana che è stata da noi in Italia mi ha detto:
Is not better is not worse, it’s just different. 
E’ quello che penso di ogni paese. Non è migliore, non  è peggiore, è solo diverso. Si può trovare il buono e il cattivo in ogni luogo, sta a noi poi come metabolizzarlo.

Lauryn

webdesigner e grafica dal 2003, madre di una piccola nata nel 2012, felicemente sposata con un metal-informatico, sempre alla ricerca di belle cose. Profondamente delusa dall'Italia, cerco di crearmi un cantuccio felice, ma sogniamo Edimburgo come seconda casa ^_^

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