Il Brexit ha ferito i nostri sentimenti e i nostri sogni (attenzione, non è un post politico)

Partiamo con una risata: la mattina dei risultati del Brexit mio marito mi si avvicina al letto, io ancora con i neuroni ancora bolliti dal sonno, e mi fa: “Ha vinto il leave”…ed io, sgranando gli occhi e sorridendo, credendo fosse una bella notizia: “Ha vinto il Liv…? Liverpool? Ma giocava nell’europeo?”…Quando poi i neuroni si sono connessi…sconforto, assoluto sconforto. Questo è stato il primo sentimento che ho provato…

Ma come? I Britannici vogliono uscire dall’UE? Ma ‘ndo vanno?

Poi mi ha assalita la rabbia, perché ho capito: chi ha votato pro, non vuole gli immigrati, no, non vuole insozzare le strade con gente ignorante, che non sa parlare inglese, che pulisce i cessi o lava i piatti…razzismo…una cosa che conosciamo bene anche noi in Italia nei confronti del diverso.

E poi ho pianto, perché queste persone, che poi dalle statistiche sui risultati abbiamo scoperto essere perlopiù ultra65enni inglesi, hanno infranto il sogno della Londra cosmopolita, della Gran Bretagna europea, del Center of the World, quel sentimento che si prova quando si guarda il Tower Bridge che si mescola con lo Shard, quando vedi per strada alternarsi i Fish&Chips tradizionali ai ristoranti indiani o greci, e a quando pensi ad un futuro migliore per tutti.

Hanno infranto il sogno del giovane che sogna di andare all’estero per imparare l’inglese e fare esperienza, perché si sentirà sempre un immigrato non benvenuto, ma ha infranto anche il sogno di tanti giovani britannici che si sentivano europei, che potevano essere liberi di girare l’europa e studiare, conoscere, lavorare e costruire il proprio futuro.

Questo è quello che ho visto  e letto in questi giorni, sui social e sui giornali ufficiali.

Ho parlato con alcuni amici in Scozia, amareggiati, ma che al tempo stesso sono subito stati rincuorati innanzitutto dall’altissima percentuale del “remain” scozzese, dalle parole della prima ministra scozzese Nicola Sturgeon che ha voluto da subito rincuorare gli immigrati, dicendo che sono i benvenuti e che la Scozia è la loro casa. Ci pensate?

Le Università Scozzesi si sono subito date da fare per rasserenare gli studenti europei, confermando che non pagheranno mai alcuna tassa neanche in futuro e confermando la loro disponibilità per qualsiasi problema.

Non sono mancati dei piccoli incidenti fra gli studenti britannici di bassissima cultura che hanno preso di mira (ma “solo” a parole) qualche nuovo studente immigrato, o vecchiardi che si sono sentiti in diritto di manifestare il proprio razzismo anche di fronte a dei professionisti, ma confido che saranno episodi a sé che andranno a scemare con il tempo.

Perlomeno in Scozia e in Irlanda del Nord la voglia di indipendenza dal Governo Inglese si è fatta sentire. E non posso a questo punto fare a meno che augurare loro un nuovo referendum di scissione per la Scozia e di Unione all’Irlanda, per l’Irlanda del Nord.

Ma poi a sto punto, a me, che me frega? Direte voi…Ma io non ho potuto rimanere indifferente a tutto questo, proprio per l’amore che provo per la Gran Bretagna tutta.

Hanno infranto un sentimento, solo questo so…

Io non me ne intendo per un cavolo di politica, ma dirò solamente, come ha suggerito Montemagno, che in questa campagna pro-Brexit i politici hanno usato le basi del marketing: la paura del diverso, dell’incertezza ha portato una buona percentuale di britannici, ma voglio sottolineare, inglesi in questo caso, fondando il tutto su un falso orgoglio nazionalista a dispetto dei vantaggi dell’Unione Europea, di cui hanno tratto vantaggio molte regioni della Gran Bretagna.

Cosa succederà a livello economico, di ricadute sugli altri paesi europei, a livello di possibilità e facilitazione di viaggio, immigrazione e quant’altro, lo sanno solo loro, gli economisti ed i politici, e staremo a guardare. Di certo di mettermi a pensare a questi problemi proprio non ne ho voglia, sono affari loro.

L’importante però è che questo sentimento di britannicità (ma chi glie lo scalfisce poi? Un immigrato in più?) e di accoglienza, di multinazionalità e centralità del mondo giovane, continui ad esistere. Sono convinta che dopo un primo momento di confusione tutto rientrerà nei ranghi, come è usanza britannica, e se ci sono dei razzisti latenti beh, che continuino a tenerselo per sé come hanno fatto finora, che non abbiamo bisogno di un mondo peggiore…

E comunque ancora una volta evviva la Scozia, che però anche stavolta (e la storia si ripete) è stata fregata dalle promesse inglesi di rimanere in UE se loro avessero votato NO al referendum di scissione. Rifamolo sto referendum e namose, Freedom! 😀

Un bacio agli amici in Scozia, a quelli che stanno per andarci, e a quelli che hanno pensato di far subito le valigie per tornare qui: vi abbraccio.

Lauryn

webdesigner e grafica dal 2003, madre di una piccola nata nel 2012, felicemente sposata con un metal-informatico, sempre alla ricerca di belle cose. Profondamente delusa dall’Italia, cerco di crearmi un cantuccio felice, ma sogniamo Edimburgo come seconda casa ^_^

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