Lo spirito di adattamento nel volersi trasferire all’estero

In questi mesi in cui mi sono chiesta se valesse la pena di andare a vivere all’estero ho conosciuto persone che ci vivono e mi sono fatta l’idea che (cosa ovvia) ogni paese ha i suoi pregi e difetti, pertanto sta a noi coglierli nella giusta visuale chiudendo magari un occhio.

Sono entrata in un gruppo su facebook di persone che sognano Edimburgo, perché ci sono state e se ne sono innamorate, e sognano di andarci a vivere. Nel frattempo qualcuna si è anche lanciata nell’avventura di trovare lavoro lì. Altri ci sono andati per studio, e mi sembrano quelli più motivati, più felici, forse perché vivono alla giornata senza pensare che sarà per sempre, oppure perché hanno realmente trovato una loro dimensione, nonostante i difetti. E sono anche quelli che ne parlano in modo gioioso, che si organizzano per godersi la città, viverla, fare foto…(forse perché non hanno la preoccupazione del lavoro? non credo…fosse anche solo un giorno ad Edi pieno di colloqui, non smetterei di fare foto e di andare a bermi un the all’Elephant House…)

Cloudy Edinburgh

Edinburgh - Royal MileUn paio di persone che sono andate all’avventura invece mi hanno delusa, perchè partiti con tanto entusiasmo ed un carico di invidia da parte di tutto il gruppo e poi….e poi, a parte ledifficoltà a trovare lavoro (non le avevi messe in conto? non era meglio mandare curriculum a distanza prendendo appuntamenti concentrati in due giorni facendo un miniviaggio solo per quelli?…) poco dopo hanno cominciato a lamentarsi di tutto: dal tempo (lo sapevi che in Scozia faceva freddo anche d’estate o no?), della nostalgia (non lo sapevi?) persino della gente. Talvolta persino presentando esempi catastrofici (e che cavolo solo tu li hai incontrati!). Lo si capiva anche dal fatto che non si godevano la città, non facevano foto, non la apprezzavano come quando ci si erano recate per amore. Un’altro invece ha rivelato la sua natura instabile decidendo dopo pochi giorni di Edimburgo che non faceva per lui e che voleva provare con un altro paese europeo (ma è ancora stucked lì, chissà perché…).

Dov’è finito l’amore per questa città, per questa gente, per questo modus operandi così diverso dal nostro catastrofico e incasinato italiano?

Alla luce di queste esperienze il passo da compiere, se sarà da compiere, so che verrà daesigenze incombenti o da opportunità che non si possono rifiutare, proprio perché ogni paese ha i suoi pro e i suoi contro, è chiaro che è difficile staccarsi da quello “vecchio” e vivere serenamente una nuova esperienza. Soprattutto se sei incattivito con l’Italia al punto da odiarla: chi ti dà la certezza che non farai la stessa cosa con il nuovo paese, qualunque esso sia? Ecco perché modero sempre le critiche al mio paese (perché è il mio paese), salvo poi lasciarmi andare una volta trasferita (se ciò mai avverrà). So per certo che Edimburgo è e rimarrà nel mio cuore, che sia per visita vacanziera, sia che un giorno diventi la mia seconda patria.

Lauryn

webdesigner e grafica dal 2003, madre di una piccola nata nel 2012, felicemente sposata con un metal-informatico, sempre alla ricerca di belle cose. Profondamente delusa dall'Italia, cerco di crearmi un cantuccio felice, ma sogniamo Edimburgo come seconda casa ^_^

10 pensieri riguardo “Lo spirito di adattamento nel volersi trasferire all’estero

  • 20 aprile 2013 in 17:03
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    Articolo interessante e con cui concordo. Mi viene difficile da pensare che un giorno non potrò comunque amare questa città, anche dovessi avere tante difficoltà nel trovare lavoro.. è così bella e a misura d’uomo!!!
    Inoltre c’è un’aria sicuramente frizzantina e molto piu’ ottimista del posto che ho lasciato… ora sta a me trovare le opportunità, perchè qui l’idea è che ci siano…

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    • 20 aprile 2013 in 17:16
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      Bravo Roberto, concordo, anche secondo me le opportunità ci sono, e non solo per fare il lavapiatti, ma c’è la possibilità di rimettersi in gioco professionalmente. Io vi sto seguendo sul vostro blog proprio perché so che ce la potete fare e in fondo perché voglio farmi coraggio e dire che ce la posso fare anche io. Dai, tifo per voi!

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  • 20 aprile 2013 in 23:30
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    Io sono arrivato ad Inverness l’anno scorso con mia moglie, ho trovato subito lavoro senza conoscere l’inglese, faccio tutt’ora il giardiniere e ora mi sono messo in proprio con una semplicità che in Italia non esiste..quando credi in qualcosa, hai molte probabilitá di riuscirci.

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    • 21 aprile 2013 in 09:39
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      Fantastico Emanuele, questi sono begli esempi. Giardiniere nella fredda Scozia, magari non ci avresti creduto prima di partire o parti proprio con questo tipo di esperienza? I miei complimenti a voi, inutile chiedere se vi trovate bene 😀

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    • 22 aprile 2013 in 10:28
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      ma pensi che si trovi così bene lavoro?qualsiasi genere?

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      • 22 aprile 2013 in 10:30
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        ciao donatella, di sicuro non è facile, e non di qualsiasi genere, ma mi sembra che in Italia siamo messi peggio, concordi?

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    • 13 agosto 2013 in 19:06
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      Buonasera a tutti e complimenti per gli articoli. Mi fa piacere sapere che c’è gente che si è riuscita a sistemare in Scozia. Io e mia moglie con la nostra bellissima bambina abbiamo deciso di trasferirci in Scozia. Probabilmente io andrò a settembre ed approfitterò nel cercare lavoro mentre faccio un corso di inglese, speriamo bene.

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      • 13 agosto 2013 in 21:34
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        Ciao Valerio e complimenti a te per il coraggio. Vedo dalla mail che sei coetaneo ed anche tu con una bimba. Dove andresti di preciso e in che campo cerchi? Raccontaci!

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