Perché vivere nella periferia di una città è come non abitarci proprio (per una pigra come me)

Abito a Milano dal lontano 1987, quando mi trasferii da San Colombano al Lambro, in campagna. Tutti a dire quanto era grande e spaventosa Milano, terrorizzandoci con storie di drogati, ladri scippatori e di appartamento, traffico ingestibile, stranieri, etc etc.

MilanoNella mia testa da bambina la città era davvero terrorizzante, ma per fortuna solo pochi aspetti di quanto paventato erano veritieri nella Milano di quegli anni: le siringhe usate trovate a terra, quello sì. Era il boom degli eroinomani, e nelle strade di periferia dove io ho vissuto, trovavano angoli dove si sparavano in vena. I rom: ai tempi avevamo un campo di roulotte proprio sotto casa, e dovevamo passarci davanti tutti i giorni per andare a scuola, con gran terrore delle nostre mamme che ci accompagnavano, o peggio, alle scuole medie, da soli (ma solo lateralmente e non in mezzo). Attraversare la strada poi…sarà che non ci eravamo abituate sicuramente, rispetto al non-traffico di campagna, ma sembrava un’impresa a causa del traffico. Poi ci fai il callo, e sai anche come attraversare senza strisce in un vialone a tre corsie, per dire…

Però…ecco, questa si può dire che fosse Milano? Io non lo so, perché Milano, il Duomo, le strade storiche, erano lontane da me 20 fermate di tram (poi diventate 5 di metro quando finirono i lavori della M3). Qualche gita mi ha portata a scoprire queste strade, dove si respirava la storia di una Milano medievale, mista al nuovo dei grattacieli che cominciavano a farsi strada.

Crocevia di Piazza Duomo - Via Torino
Crocevia di Piazza Duomo – Via Torino

Ma è stato poi in adolescenza, con i giretti con le amiche, che ho cominciato a scoprirla veramente, e a viverla, fino ad averne quasi noia, fra i giri in Corso XXII Marzo, Corso Vittorio Emanuele II, la Galleria, Piazza Duomo, Via Torino, e tranne qualche eccezione, qualche scoperta sui navigli, in Santa Maria delle Grazie, Corso San Gottardo, e così via.

Poi si cresce, cominciano i doveri del lavoro, (oltre alle mie paturnie) e quindi Milano l’ho poi vista ben poche volte. La vita di periferia continuava ad essere quella di tutti i giorni, cioè una vita (e una città) a sé. Dove hai tutte le comodità della grande città, ma dove la grande città la vedi con il binocolo. E quando decidi di andarti a fare un giro nella metropoli, devi accettare di aver avuto l’idea insieme ad altre 15.000 persone contemporaneamente e buttarti nella mischia: a Natale, l’8 di Dicembre, e in tutti i santi giorni in cui magicamente si accende il lumino di farti un giro.

E credo sia così per tutte le grandi città, che si estendono per chilometri come Milano. Voi che dite, dove abitate? Io dico che abito al Gratosoglio, perché così è 🙂

Credits: foto da Milano Da Vedere

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Lauryn

webdesigner e grafica dal 2003, madre di una piccola nata nel 2012, felicemente sposata con un metal-informatico, sempre alla ricerca di belle cose. Profondamente delusa dall'Italia, cerco di crearmi un cantuccio felice, ma sogniamo Edimburgo come seconda casa ^_^

3 pensieri riguardo “Perché vivere nella periferia di una città è come non abitarci proprio (per una pigra come me)

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