Un’Italiana in Israele: Francesca ci racconta la startup nation

Ciao francesca, benvenuta su myplaceintheworld. Israele, meta che richiama emozioni e sentimenti contrastanti. Come mai ti trovi lì?

 

Ti scrivo dalla sala d’aspetto dell’efficientissima sanità pubblica israeliana 🙂

Sono qui perché per caso a 20 anni sono capitata in un kibbutz a fare la volontaria e ho conosciuto mio marito. Faccio la spola tra questi paesi dal 1994 e dal 2011 ci siamo trasferiti in modo più o meno stabile.

Urca, spero niente di grave. non era ironico vero? Se hanno la wi-fi … 😀 L’amore ti porta dove il cuore vuole 😀 Cosa facevi prima in italia? Hai “costretto” tuo marito a venirci inizialmente?

 

No, no niente ironia, funziona devvero bene, tanto che vado persino dal dentista della mutua (ma tu sai come sono i dentisti della mutua a torino, no perche’ si potrebbe fare un film horror!)

In italia siamo stati per 9 anni, da settembre 2001 a gennaio 2011. Tamir è stato costretto a venire da me, ma non ha opposto grande resistenza.
Nel 2001 c’è stata una stagione particolarmente pesante di attentati a Tel Aviv culminati nell’eccidio del Delphinarium. Il giorno stesso ho capito che era ora di tornare nella mia tranquilla e un po’ noiosa Torino.
In Italia Tamir ha fatto un corso da cuoco e ha lavorato in diversi locali e io prima ho fatto la studentessa di terza età (mi sono iscritta al Dams a 27 anni!) e poi ho passato 6 anni in un’azienda locale che si occupava di import dal Marocco, occupanomi di comunicazione, marketing e supply chain. A Torino è anche nato il nostro bambino, Matteo, che ora ha 7 anni.

Che bello 🙂 Da qui la decisione di tornare, dopo tanti anni. Com’è la situazione politica e lavorativa?

 

Molto complicata!

Io ad esempio non sono ebrea e quindi devo passare una trafila molto lunga e penosa per ottenere il visto. Tutti gli anni devo presentarmi con il mio sposo e provare che siamo una coppia vera e non solo di comodo. Quindi oltre alla prova del conto in banca in comune, ci tocca portare foto di noi due sbaciucchioni o feste di famiglia.
La cosa positiva è che il tutto si svolge in un ufficio dove ognuno prende appuntamento con mesi di anticipo e non negli stanzoni con altre centinaia di persone tipo Questure italiane. La signora che si occupa di noi è molto gentile e riconosce che sia assurdo che una coppia sposata da 13 anni con un figli di 7 debba superare questa trafila, ma allo stesso tempo le regole sono regole e non ci sono scorciatoie (altra cosa che alla fine vedo come positiva).
La situazione politica è molto più complessa da come emerge dai notiziari catastrofici che si leggono in Italia. La stampa ama mostrare le situazioni al limite e il bianco e nero, ma c’è un mondo di cose, belle e brutte, che in Occidente non arriva. Parlo di tensioni interne tra ebrei di diverse provenienze, di episodi di vandalisimo dei coloni nei confronti degli agricoltori palestinesi, ma anche, per fortuna, dei movimenti dei rabbini per la pace, dell’apertura mentale nei confronti della comunità gay, della modernità di una città come Tel Aviv, ecc…
Dal punto di vista lavorativo la disoccupazione praticamente non esiste, lavorano tutti e c’è posto ancora per inventarsi cose nuove. Spesso gli stipendi sono bassi, ma con un po’ di spirito di imprenditorialità si possono creare nuove opportunità. È proprio di questi giorni la notizia che l’app Waze è stata comprata per più di un miliardo di dollari. Non a caso Israele è definita la Startup Nation!

Fantastico, consiglieresti pertanto a chi sogna una meta un po’ esotica ed abbia qualche bella idea da mettere in pratica di venire lì e provare? La pressione fiscale lo permette, ti risulta?

 

Assolutamente si! Le tasse non sono alte (meno che in Italia), ma ottenere un visto di lavoro per Israele è molto difficile. Per cui è una scelta che consiglierei a ragazzi giovani di famiglia ebraica. Per la legge del ritorno si può diventare cittadini israeliani e accedere ad una serie di facilitazioni per nuovi immigrati. Attenzione però che in Israele il servizio militare è obbligatorio per uomini e donne, quindi verificare con cura…

Per chi non è ebreo, le uniche due soluzioni sono o sposarsi con un israeliano (sono molto belli, quindi non è proprio un sacrificio…) o provare a mandare in giro curriculum, soprattutto se si lavora nell’high-tech. Moltissime sono le multinazionali con uffici qui (Microsoft, Google, Intel, HP, giusto per citarne qualcuna) e l’intraprendenza è ben vista!

grazie francesca!!vuoi lasciarci con un ultimo tuo pensiero sull’Israele? cosa speri per te e per il vostro futuro? stai bene così? 🙂

 

Israele è un paese bellissimo, ospitale, ma anche pieno di contrasti. Sicuramente da visitare. Per venirci a vivere si devono avere convinzioni o legami forti.
Noi per il momento siamo qui, ma chissà cosa ci riserva il futuro?
Intanto ci godiamo la caldissima estate israeliana, fatta di spiaggia, mare e tante cene con amici nel nostro patio!
Grazie Lauryn per la bella chiacchierata e la bella opportunità
Matteo, Francesca e Tamir

 E se volete  seguire il loro blog: http://meetthecohens.com

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Lauryn

webdesigner e grafica dal 2003, madre di una piccola nata nel 2012, felicemente sposata con un metal-informatico, sempre alla ricerca di belle cose. Profondamente delusa dall’Italia, cerco di crearmi un cantuccio felice, ma sogniamo Edimburgo come seconda casa ^_^

7 pensieri riguardo “Un’Italiana in Israele: Francesca ci racconta la startup nation

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